Tradewind Espresso, Bristol / Review for Sift Guide

Review of Tradewind Espresso for Sift Guide.

“Sift is both a city guide and a magazine, mapping independent businesses all over Europe and offering discussion on all things alternative, independent & sustainable”.

Full article available here.

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Homemade nut milks and Roasted Rituals coffee at Bristol’s accomplished brunch spot.

Whitewashed walls, hotchpotch furnishings and a counter teaming with dainty almond friands and hefty carrot cakes, Tradewind Espresso is an instagrammer’s dream. Occupying just a small footprint at the upper end of Whiteladies Road, with a little nifty design, owners Patrick and Tahi host seating for around 20 sippers and slurpers inside and another dozen or so in their wood-clad hidden garden.

Set up in September 2015 and business relation to Roasted Rituals, the Hengrove-based roastery, coffee is at the centre of this independent venture. With V60 filter methods and no paper French Press, you would be forgiven for feeling this is all a little too ‘on-trend’. Fear not, high chairs and local businessmen sit alongside the monochrome ‘straight out of Shoreditch’. Both beautiful and welcoming, this is style with substance.

Behind the perfectly scattered cushions and chunky wooden tables lies an unadulterated dedication to quality, the perfectly balanced coffee clearly benefits from their direct connection to source. Custom blends and single origin roasts vary on rotation, but you can be sure to rely on Highground, the house espresso blend offered year-round for its weight and complexity, versatile enough be supped alone or as part of a milkier creation.

Though their caffeinated offerings sit centre stage, the imaginative all-day brunch menu (available until 3pm) threatens to steal the show. Almost compulsory in Bristol these days, produce is sourced with attention to locality and seasonality, and everything that can be is made in house – nut milks, chutneys and cakes included. Sweet caramelised onions sit atop a pillowy soft rosemary focaccia, generously dolloped with peppery rocket pesto, spicy chorizo and oozy poached eggs (£9); an accomplished French toast (using house made brioche) provides the perfect sticky vehicle for cinnamon roast pears, a not overly sweet blackberry compote, creamy mascarpone and crunchy toasted buckwheat (£8); meanwhile the traditional Full English is lifted with smoky baked beans, wilted spring greens and slow roasted tomato.

With a well-priced menu of this calibre, Tradewind Espresso has firmly asserted its place on the teeming Bristol café scene.


http://www.tradewindespresso.com
118 Whiteladies Road
Bristol
BS8 2RP
0117 974 3477


Photos by Tradewind Espresso

Concorso NYIOOC, ecco gli oli umbri che hanno conquistato gli Usa / Artice for SapereFood

Article on the New York International Olive Oil Contest for SapereFood. Full article available here.

Concorso NYIOOC


Il prestigioso concorso che premia il migliore olio extra vergine nel mondo, il New York International Olive Oil Contest (NYIOOC) rivela i vincitori del 2017. L’Italia in vetta, seguita da Spagna e Usa. L’Umbria porta a casa 12 medaglie.

di Philippa Cole

L’olio d’oliva umbro fa incetta di premi al NYIOOC, il concorso internazionale di extra vergine organizzato da Olive Oil Times, uno tra i più autorevoli giornali di informazione del settore negli Stati Uniti. I risultati sono stati annunciati in occasione di un evento sold-out a New York il 27 aprile scorso, alla presenza di oltre 200 professionisti tra produttori, rivenditori, distributori, chef e giornalisti.

Le degustazioni, condotte da un gruppo di 15 assaggiatori professionisti di 27 Paesi, si sono svolte nell’arco di quattro giorni alla ricerca dei migliori oli tra oltre 900 etichette provenienti da ogni parte del mondo. Oltre 20 le categorie, tra cui convenzionali e biologici, blend, monovarietali, emisfero Nord e Sud, intensità e molte altre. Classi di gara in cui, per il terzo anno consecutivo l’Italia ha ricevuto il maggior numero di medaglie, con 124 oli d’oliva extra vergine premiati, delle quali 12 umbre.

Le aziende umbre e le etichette:

I migliori risultati sono stati ottenuti dall’azienda Domenica Fiore di Orvieto, con l’Olio Reserva che ha ricevuto il premio Best in Class nella categoria Biologico Delicato dell’Emisfero Settentrionale. Poi, quattro medaglie d’oro con Olio Classico, Olio Veritas, Olio Monaco e Olio Novello, tutti prodotti con Moraiolo, Leccino, Frantoio e Canino.

LEGGI ANCHE: ANNI DURI PER L’OLIO MA L’UMBRIA E’ UN ESEMPIO DA SEGUIRE

Le altre cinque aziende umbre che hanno portato a casa sette premi in totale sono Castello Monte Vibiano Vecchio con il Tremila Monocultivar Borgiona (ricco di flavour vegetali come il pomodoro verde) e il Vubia (blend delicato con note di mandorle dolci e carciofo). Due premi per l’Azienda Agraria Viola, con il Colleruita DOP Umbria Colli Assisi Spoleto (robusto e piccante) e Inprivio (fruttato medio con note balsamiche). Un argento per Lungarotti con l’etichetta DOP Umbria Colli Martani (media intensità e flavour erbacei). Argento anche per Melchiorri Gianfranco, con il suo L’Intenditore (monovarietale di Moraiolo dal carattere intenso sia nelle note amare che piccanti). Infine Decimi, con un argento guadagnato grazie al suo Emozione (fruttato medio con tipici sentori erbacei e di carciofo).

OLIO: DIARIO DI BORDO DI UN ASPIRANTE ASSAGGIATORE

A seguire l’Italia e i suoi oltre 120 riconoscimenti, la Spagna (110) e gli Stati Uniti (71). Buona annata anche per la Grecia, che ha raddoppiato le medaglie rispetto all’anno scorso (47). Riconoscimenti importanti anche a regioni non ancora famose per la produzione di alta qualità come Slovenia, Croazia, Uruguay e Marocco.

 

Dal ristorante a casa: le “Foody bag” arrivano in Umbria / Article for SapereFood

Article on Umbria’s innovative food waste project for SapereFood. Full article available here.

Foody Bag


Una rete di ristoratori uniti contro lo spreco alimentare. Un progetto studiato e realizzato da alcuni studenti umbri, con il supporto di Felcos Umbria, per l’asporto degli avanzi.

di Philippa Cole

Andate al ristorante stasera? Nessun timore se nel vostro piatto lasciate degli avanzi: chiedete una Foody bag. In occasione di un incontro dei ristoratori locali a Città di Castello il 18 maggio scorso, è stata presentata un’importante iniziativa contro lo spreco alimentare. Si tratta di creare una Rete di Ristoratori Responsabili che propongano ai loro clienti la cosiddetta “Foody bag”, una semplice busta per l’asporto del cibo non consumato.

Il progetto si inserisce all’interno della campagna di comunicazione “Salva il cibo, ama il mondo” di Felcos Umbria, Fondo di enti locali per la Cooperazione decentrata e lo Sviluppo umano sostenibile, finanziato dell’Unione Europea. La campagna è l’opera del piano di sensibilizzazione “Don’t waste our future!” che Felcos promuove dal 2015 in collaborazione con il Comune di Foligno. In Umbria sono stati coinvolti oltre 800 studenti e 18 rappresentati delle Autorità Locali dei Comuni di Foligno, Perugia, Terni, Orvieto, Città di Castello e Todi che hanno ideato 6 prodotti diversi. La “Foody Bag”, sempre con il supporto dello staff di Felcos Umbria, è la creazione degli studenti di Foligno e quelli di Città di Castello.

DONT’T WASTE OUR FUTURE, LA CARTA UMBRA CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE

La pratica dell’asporto degli avanzi non è certo nuova. In Inghilterra e Stati Uniti, ad esempio, è già una consuetudine. In Italia invece è solitamente collegata ai nostri amici a quattro zampe, ai quali viene riservata la “Doggy bag”. E i consumatori hanno timore e vegogna nel chiederla. E’ per questo che i ragazzi hanno pensato al nome di “Foody Bag”, anticipando quanto espresso dalla recente legge nazionale contro lo spreco (entrata in vigore il 14 settembre 2016) che incentiva l’utilizzo dei contenitori “Family Bag” per l’asporto del cibo avanzato. Gli studenti hanno anche creato un logo e tutti i materiali di promozione (una locandina, una vetrofania, un’informativa da inserire nei menù e un talloncino autoportante).

“Non è sempre facile promuovere un’iniziativa simile nella nostra piccola regione – ha affermato Elisa Stramaccia, Relazioni istituzionali e Comunicazione Felcos Umbria – ma quando il cambiamento parte dai ragazzi è sempre più efficace, e negli ultimi anni le persone sono molto più sensibili a tale argomento. I materiali creati dagli studenti rendono facile ai ristoratori proporre la pratica ai clienti, trattandosi proprio di un Kit del Ristoratore Responsabile. In appena un mese, gli studenti hanno ricevuto il consenso di circa 15 ristoratori che si sono mostrati molto interessati al tema e oggi sono parte della rete”. “E’ stato un percorso molto lungo, durato due anni e mezzo” ha aggiunto. “Per il momento l’iniziativa sta avanzando bene, la difficoltà sarà il futuro, una volta esaurito il finanziamento europeo. Bisogna dare sostenibilità al progetto, ma la direzione è quella giusta”.

La “Foody bag” è un grande passo in avanti, ma lo spreco alimentare non esiste solo nei ristoranti. La metà del nostro spreco nazionale viene ancora dalle case. “Gli studenti – ha concluso Stramaccia – lavorando con Felcos hanno anche fatto una ricerca a livello domestico, osservando le pratiche casalinghe e riflettendo su quali semplici comportamenti possiamo adottare: comprate solo quello che vi serve quando andate fare la spesa, non siate tentati dagli sconti, scegliete i prodotti prossimi alla scadenza, realizzate ricette anti spreco utilizzando gli avanzi”.

Brexit, un futuro difficile per l’agroalimentare Ue / Article for SapereFood

Article on Brexit’s impact on EU agriculture for SapereFood. Full article available here.

Brexit futuro difficile


Uno studio del think tank Farm Europe disegna scenari possibili per il Food&Wine europeo a seguito dei negoziati con il Regno Unito.

di Philippa Cole

Brexit, qualunque cosa succeda a seguito dei negoziati tra Regno Unito e Paesi europei, l’età dell’oro per gli scambi agroalimentari è in crisi nera. Il Food&Wine rappresenta il 15% del Pil dell’Unione Europea e, dopo il referendum inglese, potrebbe essere a rischio un giro d’affari dal valore di circa 20 miliardi di euro ogni anno: una vera catastrofe.

Questo è quanto emerso durante un dibattito organizzato da Farm Europe, think tank europeo che si occupa di sviluppo in agricoltura, il 26 aprile scorso nella propria sede di Bruxelles. Un incontro al quale ha partecipato Michel Barnier, responsabile dei negoziati sulla Brexit per la Commissione europea, che ha ipotizzato le future sfide da affrontare a seguito dell’uscita inglese.

BYE BYE EUROPA, GLI EFFETTI DELLA BREXIT SULL’AGROALIMENTARE ITALIANO

Ma cosa dobbiamo aspettarci nel dettaglio? Due gli scenari possibili. Secondo l’analisi di Barnier, se i negoziati oggi in corso avranno gli esiti sperati, sul lungo termine l’Ue potrebbe continuare a beneficiare di scambi commerciali privi di dazi. Tuttavia, potendo il Regno Unito stipulare liberamente accordi commerciali con altre nazioni extra europee, l’Unione potrebbe ritrovarsi in una posizione di svantaggio, in competizione con economie particolarmente forti nel settore del cibo (ad esempio Cina e India).

Ben diverso lo scenario qualora la mediazione non dovesse andare a buon fine e non si dovesse trovare un accordo. In questo caso, l’Europa affronterebbe una serie di barriere tariffarie sulle sue esportazioni verso il Regno Unito. Un problema serio, specialmente se si considera che la tassazione sui prodotti agroalimentari che volano oltremanica è superiore a quella degli altri settori, in particolare su carne e prodotti caseari. Se, come ipotizzato, il Regno Unito dovesse concludere nuovi accordi di libero scambio con Paesi extra Ue, tale scenario potrebbe provocare una drastica frenata dell’export dei prodotti europei, con effetti disastrosi sull’intera economia comunitaria.

I numeri del commercio tra Ue e Uk:

La posta in gioco è alta. Il 60% dei prodotti agroalimentari consumati nel Regno Unito sono d’importazione. E, di questi, oltre 7 su 10 sono europei. Nello specifico, due dei settori maggiormente a rischio sono latte e vino. Il Regno Unito, infatti, importa dall’Ue circa 2,5 miliardi di euro di latte, di cui 167 milioni dall’Italia. Mentre il vino pesa per circa 1,8 miliardi di euro, di cui 540 milioni di etichette italiane.

Ad ogni modo, l’esito degli accordi non ci sarà prima di due anni, ovvero la durata dei negoziati così come previsto dalle normative europee (è il meccanismo di recesso unilaterale previsto dall’art. 50 del Trattato di Lisbona). Nel frattempo, come sottolineato da Farm Europe, è fondamentale che la Commissione europea metta in campo una serie di misure specifiche per anticipare l’inevitabile impatto negativo di Brexit sul settore agroalimentare. In particolare, d’ora in poi, è necessario investire nuove risorse per promuovere i prodotti europei nel Regno Unito, riducendo al minimo l’impatto della concorrenza globale.

Cibo sostenibile, Italia tra i big del mondo. Ma le sfide restano / Article for SapereFood

Food sustainability article written for saperefood.it in response to Fixing Food, a report by the Economist Intelligence Unit in collaboration with the Barilla Center for Food and Nutrition. Full article available here.

Cibo sostenibile


Uno studio dell’Economist Intelligence Unit in collaborazione con Barilla affronta i paradossi alimentari del pianeta e stila un indice dei Paesi che hanno ottenuto i migliori risultati infatto piu virtuosi nella produzione agroalimentare.

di Philippa Cole

Agricoltura, nutrizione e sprechi: l’Italia è uno dei campioni mondiali di sostenibilità. E’ quanto emerge dai dati dello studio Fixing Food, elaborato dall’Economist Intelligence Unit in collaborazione con Barilla Center for Food and Nutrition. Il brand italiano della pasta più conosciuto in tutto il mondo ha commissionato l’indagine scientifica per stilare una classifica globale dei modelli più virtuosi di produzione e consumo di cibo e, al tempo stesso, lanciare una serie di proposte per ridurre lo sfruttamento intensivo delle risorse.

Il tema del millennio, le cui basi sono state gettate con Expo 2015. Presentato durante il Festival di Giornalismo di Perugia, il rapporto è stato scritto per affrontare i paradossi alimentari del pianeta, come ad esempio la coesistenza di obesità e malnutrizione, e per mettere in evidenza le nazioni più all’avanguardia sul piano della sostenibilità e quelle che invece devono ancora fare progressi.

Nello specifico, il rapporto illustra gli obiettivi fondamentali per affrontare la sfida. Al centro, il Food Sustainability Index, ovvero un indice che prende in esame 25 Paesi del mondo (quelli del G20 più cinque appartenenti alle aree non rappresentate dal Forum internazionale: Nigeria, Etiopia, Colombia, Emirati Arabi e Israele), mettendone a confronto i loro sistemi di produzione alimentare. E l’Italia è al 6° posto, dopo Francia, Giappone, Canada, Germania e Regno Unito.

Posizione guadagnata grazie alle politiche italiane volte al contrasto dello spreco alimentare, al consumo sostenibile di acqua e al ridotto impiego di fertilizzanti e pesticidi. Ma c’è ancora molto da fare. Secondo il rapporto, infatti, è ancora necessario uno sfruttamento meno intensivo della terra coltivabile, in particolare attraverso il coinvolgimento della ricerca scientifica e l’applicazione delle più moderne tecnologie in agricoltura: centraline GPS e droni per la raccolta dati, agricoltura verticale, studio degli OGM.

Non solo. Un’altra importante opportunità da cogliere è quella di investire sempre maggiori risorse in comunicazione e campagne pubblicitarie per sensibilizzare i consumatori verso prodotti di sempre maggiore qualità. Insomma, una strada già battuta con buoni risultati ma ancora lunga da percorrere, sopratutto per un Paese che del cibo di alta qualità ha fatto il proprio biglietto da visita in tutto il mondo.

Bergamot oil in cooking / food writing piece for olive magazine

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Original article on olive online here.


 

What is it?

Bergamot orange, sweet lemons, citrus bergamia… the fruit from which we get bergamot oil goes by all manner of names! It’s also got nothing to do with the bergamot herb, although they do boast the same fragrant aroma. Little appears certain about this elusive citrus fruit, but we can comfortably describe it as tasting somewhere between a sour orange and a sweet lemon.

On its own the flavour is balmy and slightly overpowering, but it works well when added to marmalades, vinaigrettes and, of course, earl grey tea. This paradigm of British tea culture contains a blend of Indian and Sri Lankan black teas flavoured with bergamot essential oil (extracted from the skin of the fruit, as with other citrus oils).

Why is it meant to aide relaxation?

Bergamot oil is sometimes used in aromatherapy, associated with reducing stress. The flavonoids (aromatic antioxidant compounds) found in bergamot are considered to ease nervous tension and anxiety, while also having the potential to stimulate serotonin and dopamine activity (relaxation and sedation hormones).

In fact, bergamot oil is supposedly so relaxing that it could actually decrease mental alertness. Guess we ought to save that earl grey for after work, then! We don’t need much persuading to go for afternoon tea, but if our fragrant brew is this miraculous we’ll be making it a daily ritual.

How can you cook with it?

At olive we love the fragrant undertone bergamot adds to our bakes and cocktails. The most straightforward way to incorporate it into baking and cocktail making is by adding or infusing earl grey tea leaves; easier to source than bergamot oil in its pure form, and with a more rounded flavour.

Try tea-soaking dried fruit to make earl grey teacakes; add a bag to stewed plums for plum and earl grey pound cake; or grind up the leaves with icing sugar to sprinkle over our cream tea waffles with cherry-berry compote.

We’ll take any excuse for a breakfast cocktail and adding in tea gives us the perfect reason. Mix cold earl grey to gin, crème de peche and lemon juice for a Hollingsworth iced tea cocktail; or steep it in gin and combine with lemon and sugar syrup for an earl grey martini.

Savoury recipes can also benefit from a bit of citrus fragrance. Impress dinner party guests by using the dry tea leaves to smoke your own salmon for our tea-smoked salmon with cucumber and lemon.


Written by Pippa Cole, November 2016


 

What? No cheese? Risotto confessionals

Risotto and Parmesan, Parmesan and Risotto. One melts teasingly into the other. It just works. The Bonnie and Clyde of Italian cooking, just the idea of tearing them apart leaves one weeping salty tears of dairy disappointment. But it really needn’t.

Garlicky courgettes, the right rice, and a little fat at the end, these are the basics of a satisfying, cheese-free, springtime risotto.

Start with courgette and garlic

Thinly slice courgette batons and dry fry (no fat) on a medium heat with a pinch of salt.

Once starting to brown, add a thick slice of garlic (skin on – I tend to just chuck in half a clove when cooking for 1-2)

Use Carnaroli rice

Add rice and continue to dry fry for a further couple of mins.

Carnaroli rice lends a creamier texture to risotto and holds its shape better (hence no need to add piles of Parmesan for textural purposes).

Reduce to a low heat and add vegetable stock a little at a time, stirring regularly.

Once the rice is just off cooked (a fraction too al dente), add whatever fresh greens you fancy – peas, broad beans, wild asparagus (or thin strips of regular asparagus).

Add another splash of stock to cook the greens.

A little fat at the last minute

Once this liquid is absorbed (not dry but without significant watery excess) add a little butter or dairy-free spread (I add just under a tsp when serving 1-2).

The fat and remaining liquid will emulsify, resulting in the creamy texture expected. Don’t skip this step, it’s only a little fat and makes the difference between a satisfying meal and a noticeably pious health food.

Stir for about 30 seconds and serve.

[For 1 good serving I use: half a courgette, a pinch of salt, half a garlic clove, 60g carnaroli rice, veg stock, half a tsp. butter/avo spread, handful of fresh greens – usually peas and asparagus]


Eating healthily on a student budget / Collaboration piece with the Independent

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Original article on the Independent online here.


As the new term approaches, take heed of some tips and cheats from student bloggers in the know

Written by Amanda Cashmore


Meal preparation

Nobody wants to spend their Sundays making bulk meals for the week ahead, but it is one of the best ways to ensure that your lunches are done for the week.

Nothing is worse than a Wednesday morning scramble to find something to put in your wraps, and this way you can’t be tempted to nip and grab something unhealthy from the library shop.

Student food blogger Pippa, 21, advises buying a few staples and basing your meals around them: “Sweet potatoes and spinach practically became my middle names in first year, I used them as the basis of a number of meals, but changed them up with a modest collection of spices.

“Stock up on cumin and garam masala for spiced dishes, paprika and barbeque sauce for something a little smokier and keep a couple of window herbs (coriander and rosemary would be my shout) for tray bake and one-pot dishes.

“With this small collection to vary the flavour, you don’t need to shop with an ingredient list the length of your arm.”

Don’t punish yourself

Pippa advises students to “plan in the occasional lunch/brunch trip and you’ll keep those cravings at bay the rest of the week.

“Have a weekly revision brunch with friends and use the café space to work after you’ve eaten. It’s not something you can do every day, but it’ll hopefully give you a sufficient café fix to boost your mood.”

Go veggie

Pippa advises fellow students to cut out expensive meat cuts and replace them with meat free alternatives: “Do this without ethos or agenda, merely with thoughts for your pocket.

“You’re soon going to crash through your budget if you try to base every meal around meat, especially prime student cuts like chicken breast (one of the most expensive and least flavoursome in my humble opinion – at least buy thigh if you need that meat hit).

“Get your hands on tinned pulses, dried are even better value, but as if we’ll ever remember to pre-soak.”

Try and spruce up your packed lunch

According to Pippa, cous cous is a cheap and easy way to spice up your lunchbox: “Cous cous is an absolute saviour. Instantly more exciting than a sandwich and a cheap way to add bulk to a salad.

“Throw in some feta and roasted veg; add a spoonful of leftovers from the night before (be it fajita mix, spicy one-pot or veggie stew); or simply chuck in some hummus and grated carrot, beetroot, courgette or any salad ingredient you fancy.”

Another favourite (and cheap) veggie is beetroot, which Chloe likes to work into her lunches: “Chop some of the vac-packed stuff and roast with salt and pepper for around 20 minutes. Let cook then toss with lentils and salad leaves. Goats cheese is also good here if you want to be a bit more fancy.”

Buy cupboard staples like oats, pasta and eggs

Chloe praises healthy staple ingredients: “You can’t go wrong with pasta (just weigh out a proper portion), and I find oats are great for breakfast, but you can also turn them into cookies.

“I also think eggs are pretty good value for money, and I like lentils/beans for bulking out meat dinners cheaply.”

House dinners

Coordinating with other friends or housemates can help lift the burden of cooking, saves money and is much more fun than cooking and eating alone.

Setting a regular date to dine together on a rota of cooking and buying the food versus doing the washing up is a great idea way to save money and socialise.

Buy fresh produce loose

Buying packs of vegetables are both more expensive and do not allow you to buy as much as you need – one person cannot possibly eat a big bag of fresh food, and it will go to waste alongside your cash. Simply buy exactly what you need for the week to save surplus and money.

…But also buy in bulk

In terms of food that will keep long term (tinned food, pasta, sauces) then do buy in bulk. If products that you like are on offer – buy them and stash them for later on.


March: moving home and some chestnut flour brownies

It’s funny really, I’m getting more used to moving into new homes than I am to feeling ‘at home’. This month marks the seventh house swap of the year abroad, not including the all too brief trimonthly visits home, and I’m getting rather accustomed to having little in the way of familiar home comforts. Enviably decorated ‘lifestyle emporiums’ stock various interior design books on the various ways decluttering your home will declutter your life. So far I’ve found regular house moves via Ryanair lead to quite the empty bedside table.

Ryanair wing

New home number eight is in the historic centre of Perugia, central Italy. My winter ski guiding stint led to quite the writing drought (excluding a collaboration piece I am very proud to have written with the Independent) however I am now firmly back at my desk. Many of the recipes from the italian living section stemmed from my first visit to Umbria three years ago as a (very informal) au pair so upon returning here, this time as a trainee food writer and journalist for saperefood.it, it seemed time to reopen the laptop.

A calmer life than I’ve come to be used to, week one in Perugia has provided plenty of time to wander, read and bake. Setting up a new home every few months can be a challenge, but getting straight into the kitchen gives me the sense of ‘homeliness’ that unfamiliar surroundings struggle to provide. These chestnut chocolate brownies were the result of my first foray back into baking.

Chestnut flour brownies

For both budget and ‘cultural immersion’ I am aiming to use the most readily available ingredients here in Perugia. Ground almonds and cinnamon creep into many of my bakes at home, but here I found farina di castagne (chestnut flour) to be far more present so it seemed an excuse to experiment. Keeping in line with my budget aims, I’ve kept the recipe as simple as possible. I love creating recipes with 101 exotic ingredients but, when starting from empty cupboard shelves, it pays to keep it simple.

Recipe makes 12-14 brownies

100g butter • 200g cane sugar • 75g cocoa powder • 35g dark chocolate

[melt together in a saucepan over a low heat]

3 eggs • Large pinch of salt • Half tsp baking powder • 75g chestnut flour

[mix all together]

[Pour into a square tray 20cm/20cm greased and dusted with chestnut flour • Cook for just 15 minutes at 150 degrees c (fan) until the top looks firm but the centre still wobbles]

 

 

 

November

So much for sleeping when I’m home, I’ve been back from France a month and I’ve since spent two weeks back in the food mag world in London, styling and writing for olive, and now I’m in Switzerland. Working. Life doesn’t seem to be slowing down at all. No surprises there then.

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staff ski day

My early placement in France meant that I went without a summer holiday (I don’t expect anyone to bring out the violins, I haven’t exactly painted a worthy sob story), so I had three-four months over Christmas to play with before my Italian placement in Spring (and then undoubtedly returning to Hossegor for summer. Can’t think why). Not wishing to stay in the UK, another ski season seemed the sensible option and I spent most of exam season completing interviews for Powder Byrne, looking for a more ‘legitimate’ ski job than my last chalet girl role. Thankfully my slightly tense timetabling wasn’t to waste and I now have three months ahead of me in Switzerland/Italy as a ski guide/satellite resort manager. I even get to use my Italian (and attempt to learn German).

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I had three weeks between returning from France and starting the season so, after a week of running round the UK seeing friends and family (and making a desperate attempt to unpack and repack my life), I returned to London for a couple of weeks of food writing, assistant styling and testing.  I’ve done bits on and off for the last three years, so I didn’t want to fall out of the game for 15 odd months. Back at olive, I was able to publish a few articles, assist on a couple of shoots and test their Christmas cover recipe. Oh it was good to be back.

 

on shoot with olive magazine – testing the Christmas cover recipe

Reluctant departures are becoming an unfortunate recurrence of this year abroad, but thankfully it’s never more than a few days (hours) until the next challenge. So yes, after a two day turn around at home, I am now in Switzerland. There are currently nine of us here, setting up the 40-man staff chalet and getting all the kit ready to transfer to our respective resorts… and the chef just has to test out our guest menus on us. Such a shame. There are angry Swiss drivers, inconceivable quantities of champagne and chocolate (sadly not for us) and a fair bit of skiing. Yes, I think I could get used to this.